Gli occhi di Arianna

Il Minotauro è goffo. Qando si muove sente la pesantezza di tutti i suoi pensieri, di tutte le sue emozioni, del suo corpo.
A volte cerca di non farsi notare, cerca di essere invisibile, per non attirare l’attenzione degli altri su di lui. Si vergogna di sé stesso.
Altre volte si mette in mostra, fingendo di essere diverso, per apparire più bello, per attirare a sé sguardi amorevoli o almeno sorridenti.
Il Minotauro è un mendicante.
Mendica l’attenzione degli altri, mettendosi una maschera, oppure sente la fredda morsa della solitudine e dell’inutilità della sua esistenza.
Questi sono gli occhi del Minotauro. Così funzionano.
Poi ci sono gli occhi di Arianna. Occhi profondissimi, senza biasimo, senza rimprovero. Lo guardano. E basta.
Ci si potrebbe perdere in quegli occhi, tanto sono profondi e senza ombra.
Senza l’ombra del giudizio, senza l’ombra del disprezzo.
Ma non vuoti.
Da quegli occhi, a volte, come uno scintillio, brilla un sorriso, una dolcezza. Infiniti attimi di amore puro. Così puro da essere quasi insopportabile per il Minotauro. Insostenibile vibrazione.
Guardare quegli occhi, anche solo per qualche istante, è scintilla.
Scintilla divina che arriva dritto al cuore e che sospende tutto. Il tempo si arresta, il pensiero si placa, le emozioni tacciono, il corpo è impalpabile.
Il Minotauro non deve fare nulla per avere tutto questo. Non deve nascondersi, non deve mostrarsi. Non deve dimostrare niente, non deve meritarsi niente, non deve essere degno.
Quegli occhi non si comprano con niente. Non sono in vendita.
Quegli occhi sono liberi.

Senso di separazione o unità?

Quando si vive nel labirinto e si comincia a conoscere più intimamente il Minotauro si fanno delle scoperte affascinanti e sorprendenti.
Si scopre che il Minotauro non conosceva dell’esistenza del mondo là fuori. Pensava di essere unico e solitario in un mondo dove esistevano soltanto i suoi pensieri, le sue emozioni, il suo corpo.
E quelle sensazioni sgradevoli, come il sentirsi solo, mostruoso, freddo e distante da qualsiasi cosa di bello, caldo, vivo.
Ma appena fuori dal Labirinto il Minotauro comincia a scoprire che non è solo, non è l’unico.
Superata una prima fase di shock, causata dal vedere la sua immagine riflessa sullo specchio continuo, amorevolmente sorretto da tutte le anime che incrociano il suo cammino, la mostruosa e animalesca creatura comincia a percepire un senso di connessione, un misterioso e strano legame che lo lega a tutte le altre creature e cose che lo circondano.
Lentamente realizza che quel senso di separazione dal tutto che si portava dentro era fittizio, un piccolo trucco magico del Labirinto, che sembrava fatto di mura fredde e spesse, che per tanto tempo gli erano sembrate invalicabili.
Adesso, grazie ad un sorriso, ad una leggera carezza di Arianna, sente risvegliarsi dentro il suo petto una piccola fiamma che, quando non si lascia trascinare dall’orrore della sua immagine riflessa, riesce a scaldargli il cuore e a regalargli qualche istante di pace, libero dalla paura che per sempre è stata sua compagna nel Labirinto.
Arianna lo accompagna, gli fa conoscere un Mondo Nuovo. Con i suoi occhi amorevoli guarda il Minotauro e lui quando si specchia nei suoi occhi si sente bellissimo e perfetto, senza ombre, senza meschinità.


Sente dentro di lui un potere nuovo, una spinta verso quel mondo che tanto temeva, e che adesso gli sembra bellissimo e pieno di promesse.
Quando guarda Arianna sente il suo cuore che fa una capriola, un sobbalzo che lo lascia tutto confuso e felice. Quei pensieri tanto pesanti, quelle emozioni così cupe, sparite!
Persino il suo corpo mostruoso e goffo si sente leggero e una risata fresca gli affiora alla bocca, lasciando intravedere i suoi denti affilati, che soltanto poco tempo prima divoravano carni di giovani fanciulli.
Si vergognava dei suoi denti, delle sue fauci mostruose.
Adesso la vergogna è un ricordo vago e lontano. Adesso ci sono gli occhi di Arianna in cui specchiarsi.
Il Minotauro ha quasi timore, non si arrischia a dirlo troppo forte. Non si sente degno di tale fortuna. Eppure quegli occhi meravigliosi continuano a tornare proprio su di lui. Quella mano così aggraziata e calda gli sfiora la spalla.
Il Minotauro ha un brivido. No, non è il freddo a cui è abituato, che lo ha pervaso da sempre.
E’ qualcosa di nuovo, una corrente calda che gli sale dalla schiena e lo fa sentire vivo.
Per la prima volta.

Il Minotauro allo specchio

Entrare nel Labirinto per raggiungere il centro, sapendo che ad aspettarci troveremo un orribile mostro, non è tra i desideri di molti.
Alcuni, del Labirinto non conoscono neanche l’entrata. Per altri Teseo è ancora lontano e non sentono ancora quella spinta eroica a calarsi nelle viscere delle proprie tenebre.
Ma l’Esistenza non conosce l’esonero, non risparmia niente e nessuno. All’Esistenza non importa nulla dei tuoi piani e dei tuoi desideri di una vita calma e sonnolenta. L’Esistenza ti viene a stanare, impietosa e amorevole. Si, amorevole.
Perchè alla Vita tu interessi, e tanto. Ma ad interessarle non sono le nostre meschine e comode aspirazioni, che quasi sempre niente hanno a che fare con quello che la Vita si aspetta da noi.
Noi siamo come dei diamanti grezzi, che grazie alla Vita veniamo “lavorati” fino a fare risplendere il diamante in tutta la sua purezza e luminosità.

Ma questo lavoro di sgrezzamento può fare anche un po’ male. A volte veniamo lisciati dolcemente e lentamente, a volte ci vengono assestati dei colpetti decisi e potenti.
Ma lo scalpello sa sempre dove battere, non lavora a caso.
Lo scultore è la nostra anima, che sa benissimo dove dobbiamo arrivare, quali passaggi farci attraversare.

Ma torniamo al diamante grezzo nascosto nelle viscere di quella mostruosa creatura che è il Minotauro.
Come dicevamo la Vita non ti esonera, quindi anche se tu non hai la benchè minima intenzione di andartelo a cercare, lei il Minotauro te lo fa comunque incontrare.
Dove? Ovunque attorno a te. Quella mostruosa immagine la vediamo rispecchiata nella realtà che ci circonda. Situazioni, persone, tutto ciò che non ci piace, che ci irrita, che ci ripugna è proprio lì davanti a noi. Specchiato nell’ Altro.

Non possiamo scappare, non c’è luogo dove possiamo nasconderci. Tutto è approntato amorevolmente per portarci al Minotauro, alla nostra Ombra.
La Vita è equanime, da a tutti un’opportunità. Anche ai più pigri, non solo agli Eroi.
Quindi se non vi sentite affatto come Teseo, statevene pure tranquilli, non agitatevi.
La Vita è la più temibile dei predatori. Non molla la preda fino a quando non l’ha divorata.

A proposito del Minotauro

La storia più o meno la conosciamo tutti.
Il Minotauro fu il frutto dell’amore tra Pasifae, regina di creta e moglie di Minosse, e un toro, che era stato un dono di Poseidone.
La creatura era mostruosa e potentissima, di nobili origini e come tale, una minaccia per il regno di Minosse, il quale decise di far costruire un labirinto dentro il quale nascondere e imprigionare il mostro.
A tale mostro, ogni nove anni, venivano sacrificati quattordici giovani sudditi ateniesi, sette fanciulli e sette fanciulle, fino al giorno in cui arrivò a Creta un giovane e coraggioso principe di nome Teseo, che voleva uccidere il Minotauro e liberare la sua città da questo pesante tributo.
Il giovane eroe riuscì nella sua impresa, grazie all’aiuto di Arianna e del suo famoso filo, con il quale Teseo riuscì a ritrovare la strada fuori dal labirinto dopo aver ucciso il mostro.

Ho sempre amato i miti. Le interpretazioni cambiano con il cambiare della propria storia personale, e in ogni momento della nostra vita possiamo ritrovare nel mito un significato nuovo che ci porta a crescere e ad ampliare la conoscenza di noi stessi.
In questo momento il labirinto per me rappresenta il viaggio, la ricerca di me stessa dentro me stessa. A compiere questo viaggio è l’Eroe, colui che cerca la Verità, quella parte di me che esprime l’energia maschile della ricerca, dell’esplorazione, della Volontà di raggiungere il proprio centro, dove risiede il sé autentico.
Per arrivarci sono guidata da Arianna, che rappresenta l’anima, la parte Divina di me stessa, che si manifesta attraverso intuizioni improvvise e luminose, attraverso un sentire leggero, come un fresco alito di brezza che arriva nel cuore.
Il sentiero sembra apparentemente intricato e confuso, attraverso le varie maschere della personalità, che sembrano celare un terribile e mostruoso segreto. A volte la paura di scoprire questo mostruoso segreto mi blocca, mi fa arretrare di qualche passo, oppure mi ritrovo rannicchiata contro i muri del labirinto, desiderando di essere altrove.
Ma non si può tornare indietro. Nel labirinto si può solo avanzare. Fino a raggiungere il centro.
Ed eccolo, il famigerato Minotauro, il mostro tanto odiato, che genera paura e orrore nelle menti di ciascuno di noi. Tutto ciò che non vorremmo mai guardare, tutto ciò che ci guardiamo bene dal mostrare. Cerchiamo di nasconderlo il più a lungo possibile, gli sacrifichiamo parti di noi, piuttosto di affrontarlo.
Eppure eccolo lì. Grazie all’aiuto della Volontà di Teseo e dell’Amore di Arianna lo guardiamo in faccia dritto negli occhi.

A questo punto del mito mi permetto di fare una modifica.
Cosa succede se scelgo di non uccidere il Minotauro, come fece Teseo nella leggenda?
Scelgo di prendere questa orrenda e feroce creatura e la porto fuori con me. Fuori dal labirinto.
Fuori dal labirinto c’è il sole che scalda e illumina, c’è Arianna che mi aspetta.
Forse Il Minotauro, alla luce del sole, non è poi così male. Magari non è così orribile come dicono. Non così feroce.
Magari non aspettava che di essere liberato, di essere guardato e portato alla luce. Magari era solo stanco di stare in un posto freddo e buio.
Allora, andiamo. Lo prendo per mano, lo accarezzo. Gli mostro l’uscita.