Baci sulla porta dorata

Arianna e Minotauro sono ormai una coppia.
L’unione si è consumata.
Lì, nel centro del Labirinto, nel punto più buio e freddo del Regno.
Arianna ha compiuto la sua missione. Si è fusa nella carne e nel sangue del Minotauro. Nulla potrà mai separarli.
La relazione, però, presenta delle difficoltà.
All’inizio e dall’esterno, queste difficoltà potrebbero sembrare insuperabili.
Ostacoli insormontabili, che potrebbero precludere la felicità di questa coppia, che soltanto nella loro unione trova soluzione.
Arianna e Minotauro hanno origini differenti, anzi, si potrebbe dire che le loro rispettive provenienze sono quanto di più lontano si possa immaginare.
Arrivano da i due poli opposti del Regno, di loro potremmo dire che sono agli antipodi.
Arianna è fatta di luce, pura, calda, abbagliante, impalpabile, profumata, inafferabile.
Minotauro è fatto di buio, carne, fetido, freddo, pesante.
L’unione poteva avvenire solo al centro del Labirinto.
Arianna, solo lei, poteva coscientemente scegliere di scendere così in basso, di spingersi così lontano dalla sua origine. Soltanto lei possedeva la forza e il coraggio di farlo.
Il Minotauro, lui no.
Lui non poteva, non conosceva quello che lo aspettava fuori dal Labirinto. Non era nella sua natura.
Lui si dibatteva nel Labirinto, i suoi pensieri correvano in tondo, in un circolo vizioso senza uscita.
Ma adesso non più. Adesso ha assaggiato una scintilla di luce, ha affondato le sue unghie in quella sostanza calda, morbida e profumata di cui è fatta Arianna.
Il suo profumo gli è rimasto attaccato ai peli delle narici, lo sente sotto le unghie, lontano, misto al sangue e al fango incrostato da sempre.
Ormai non può più farne a meno. La sua vita non può essere più la stessa dopo la loro unione, veloce, fugace.
Lui vuole di più. La desidera, la anela.
Ma Arianna non rimane con lui sempre.
All’inizio gli incontri avvengono di rado, veloci e fugaci, perchè Arianna non può permettersi di rimanere nel Labirinto stabilmente.
Non può, non ancora. E poi non è quello che vuole.
Lei desidera che Minotauro esca dal Labirinto e la raggiunga, almeno a metà strada.
Infatti Minotauro non può raggiungere Arianna nel suo Palazzo.
La luce lo ucciderebbe. Non è pronto, non può sopportare tutta quella luce.
Così Minotauro comincia a salire, poco per volta, un giorno dopo l’altro.
Piccoli passi, che si allontanano dal centro e vanno verso quella luce abbagliante.
Così facendo, avanzando lentamente nel tunnel dal Labirinto, Minotauro si abitua gradualmente a quella luce, a poco a poco, la fa accedere nel suo mondo, fatto di buio e freddo e puzza.
Il desiderio di Arianna lo spinge.
E così che si accordano. Lentamente, ma ogni giorno di più.
Arianna disposta a stare qualche istante immersa in quel luogo così pesante, freddo, putrido, Minotauro a salire ogni giorno di più verso quella soglia che si staglia luminosa all’uscita del Labirinto.
Su quella porta dorata si scambiano baci appassionati, abbracci infuocati, ma ogni giorno si separano, ciascuno tornando al posto da dove provengono.
Arianna porta con sé il ricordo della carne, dei peli, dell’odore di Minotauro. Il suo Amato.
Minotauro porta con sé il ricordo della luce, dei capelli, del profumo di Arianna. La sua Amata.
Bacio

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