La antica bugia

Ma perchè sono qui dentro? Come ci sono arrivato? Perchè non riesco ad uscire?
Queste sono alcune delle domande che cominciavano ad affiorare nella coscienza di Minotauro.
Domande scomode, fastidose, che lo tormentavano e gli toglievano il sonno.
Anche di questo il Minotauro incolpava Arianna.
Prima del loro incontro fugace, nessuna domanda troppo scomoda e fastidiosa aveva torturato la mente semplice del Minotauro.
Ad essere sinceri nessuna vera domanda si era mai fatta strada nei pensieri del Minotauro.
A dirla proprio tutta, non si potrebbero neanche definire pensieri, quell’accozzaglia di frasi automatiche ed elementari che giravano e rigiravano nella testa di Minotauro, come un vecchio disco graffiato e sporco, che salta in continuazione e ripete in loop alcuni pezzi di una vecchia musica sgangherata.
Ecco, Arianna aveva sortito questo effetto.
Il Minotauro, a tratti -istanti fuggevoli- rifletteva su sé stesso.
Era come se si risvegliasse, per alcuni istanti, da un lunghissimo e indeterminato sonno, e di colpo si guardava in giro e si ricordava di sé e si cominciava a porre delle domande.
Dove sono? Perchè mi trovo in questo labirinto buio, puzzolente, freddo? Perchè sono solo, affamato, impaurito?
Ecco, impaurito. Soprattutto quello.
Accorgersi improvvisamente di essere posseduto dalla paura, costantemente, tutti gli istanti della propria giornata, è un terribile incubo. Il paradosso è che ci si accorge dell’incubo in quei pochi istanti in cui ci si sveglia. Il resto è sonno.
Minotauro però, era un tipo alquanto resistente. Si, resistente è la parola giusta.
La scoperta della sua bestiale condizione, lo atteriva, ma non del tutto.
Tutti quegli anni passati ad essere una bestia immonda, avevano sviluppato in lui una forza infinita.
Adesso quella forza, gli tornava utile. Gli permetteva di non essere sopraffatto dalla disperazione della sua condizione. La forza lo spingeva a lottare.
E lottare, per lui, significava voler conoscere.
Perchè era lì? Perchè ci era finito? Perchè non poteva uscire?
Quella che fino a poco tempo prima considerava la sua casa, adesso si era trasformata in una prigione.
Adesso Minotauro aveva conosciuto uno spiraglio di luce. Aveva toccato la tenera pelle di Arianna, aveva annusato il suo dolce profumo, aveva gustato un sapore che aveva spalancato davanti a lui le porte del Paradiso.
Il desiderio di quel Paradiso, si era risvegliato in lui, e quel fetido e putrido labirinto non era più casa per lui.
Casa era dove Arianna viveva, nel Palazzo d’Oro.
Minotauro avrebbe potuto uscire dal Labirinto quando voleva. Avrebbe potuto raggiungerla in un istante, ed unirsi a lei per sempre. Avrebbe potuto. Ma non lo faceva.
Non era incatenato, non esistevano porte o sbarre. Eppure dal Labirinto non si usciva.
Era bloccato, imprigionato.
Ed ecco nuove domande farsi largo. Perchè non riusciva ad uscire anche se voleva, che cosa lo bloccava?
Minotauro aveva intuito che la sua carceriera più grande era la paura.
La paura di morire.
Non sapeva bene come e perchè, eppure la paura della morte lo pervadeva, quasi completamente.
Era come averla in ogni singola cellula. Su quasi tutte le sue cellule era inscritta questa parola: morte.
Sarebbe sicuramente morto se avesse attraversato la soglia che lo divideva da quella luce dorata che si stagliava fuori dal Labirinto. Era sicuro che il suo corpo non avrebbe retto a quella luce così abbagliante. Si sarebbe sciolto, disintegrato, la luce lo avrebbe incenerito.
Anche se non si vedeva, la Morte era la guardiana di quella soglia.
Da tempo immemorabile la Morte era diventata la guardiana di Minotauro e la sua libertà passava proprio attaraverso la più grande delle paure.
Eppure, e anche questo pensiero, non si sa da dove arrivasse, forse da qualche cellula ribelle, che aveva conservato un seme di luce invece che quello di morte, da qualche luogo remoto dell’Universo, arrivava una memoria antica.
Minotauro sentiva di appartenere al Palazzo d’Oro, sentiva che proveniva da lì, che il labirinto non era stata da sempre la sua casa. Le sue origini erano Reali. Come Arianna.
Ma questa memoria, non era ancora certezza per Minotauro. I ricordi erano confusi e lontani, lontanissimi.
La paura della Morte era invece molto più certa, molto più sicura.
Eppure Minotauro sentiva che qualcosa non quadrava.
Quella storia della Morte gliela avevano raccontata tantissimo tempo addietro. Non si ricordava neanche chi gliela avesse raccontata. Da dove provenisse quella memoria era un mistero.
Eppure c’era una differenza sostanziale. La storia della Morte era una storia che gli era stata raccontata da fuori. Qualcuno dall’esterno gliela aveva impressa nelle cellule.
Quella storia della sua origine, invece, quel sentore di avere origini Reali, quella no. Non era esterna, nessuno gliela aveva raccontata. Anzi.
Sembrava quasi un segreto terribile, qualcosa che non avrebbe mai dovuto scoprire di sé stesso, qualcosa che avrebbe dovuto nascondere ad un nemico invisibile e impalpabile.
Forse lo stesso nemico che gli aveva raccontato la storia della Morte.
Eppure Minotauro cominciava a sentire il dubbio crescere dentro di lui.
E se quella storia della Morte non fosse stata vera? Se fosse stata soltanto una storia raccontata per tenerlo dentro al Labirinto il più a lungo possibile?

Tarocchi+Morte

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