La mappa

Il Minotauro ha deciso di tracciare una mappa.
Non è mai uscito dal Labirinto. Non conosce cosa c’è li fuori ad aspettarlo.
Non ha mai desiderato uscire da quella che ha sempre considerato la sua casa.
Ma il ricordo di Arianna lo spinge fuori.
Quelle mura, quei corridoi bui e freddi sono ormai stretti per lui, la sua casa si è trasformata in una prigione. Minotauro sente il desiderio di evadere, di scoprire nuovi territori al di là del limite del Labirinto.
All’inizio era infuriato. Quando si era accorto che il Labirinto lo costringeva, aveva urlato di rabbia e di dolore, frustrato, perchè sentiva che non sarebbe potuto uscire senza morire. Un angelo era a guardia della porta dorata.
Arianna era sua complice, sua intima compagna in questo piano di fuga. Lei gli infondeva coraggio e pazienza. Il suo ricordo lo aveva consolato nei momenti di disperazione, quando sentiva tutto l’odio e la ferocia per il mondo che lo aveva imprigionato, che lo aveva relegato in una posizione di schiavo.
Gli_amanti Giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, Minotauro aveva lentamente imparato ad osservare le manifestazioni della sua natura animale, le urla, la rabbia, la fame, la puzza, il disgusto.
Il suo desiderio di fuga dal Labirinto, l’impellenza di uscire e di ricongiungersi con Arianna, tutte quelle emozioni strazianti si andavano lentamente placando, le visite di Arianna, i suoi occhi che delicatamente, impietosamente e amorevolmente si posavano su di lui, lo trasformavano, inesorabilmente.
Quella premura di evadere, si trasformava in pace, accettazione della sua condizione.
Da quella pace, da quella accettazione, nasceva un nuovo sguardo, un nuovo modo di guardare il mondo che lo circondava.
Minotauro adesso osservava il Labirinto in cui si era cacciato, con lucidità, con calma, senza rabbia, senza fretta. Tanti nuovi particolari venivano alla luce, cose che non aveva mai notato prima di allora, come se avesse avuto degli occhiali, dei filtri, che non gli permettevano di osservare la realtà.
Il suo piano di fuga si delineava con sempre più chiarezza.
Ma ad essere sinceri, ormai non si trattava neanche più di una fuga.
Quei sentimenti di rabbia, di frustrazione, erano pian piano svaniti, erano stati inghiottiti lentamente da un vuoto, una sorta di buco nero che si trovava al centro del petto del Minotauro. Da quel vuoto tutto nasceva e tutto finiva.
Da quel vuoto emergevano sentimenti nuovi, mai provati prima, di tenerezza, di affetto, nei confronti di sè stesso, nei confronti del Labirinto che lo aveva ospitato.
Minotauro, sentiva ormai, come una profonda certezza, che il Labirinto era stato originato da lui stesso, dallo stesso buco nero al centro del suo essere. Ma adesso il Labirinto non gli bastava più, aveva voglia di più spazio, anzi sentiva di avere più spazio dentro di sè, che poteva includere nuovi territori nel suo mondo.
mappa_piri_reisUna mappa. Disegna una mappa. Immagina. Cosa esiste fuori dal Labirinto? Allarga i tuoi orizzonti Minotauro, esplora territori ancora sconosciuti.
Ecco cosa desiderava Minotauro. Disegnatore di mappe, questo sarebbe diventato.
Avrebbe disegnato una mappa che lo avrebbe portato dalla sua Arianna. Un filo rosso lo univa a lei. Arianna possedeva una matassa di filo rosso e l’aveva donata a Minotauro, per farlo sentire meno solo, per ricordargli che dall’altra parte del capo, c’era lei che lo attendeva per l’unione.
Minotauro sbavava, quando pensava a lei. Rimaneva pur sempre una belva. La sua bava bianca era lì a ricordarglielo. Solo con lei poteva elevarsi. Non aveva scelta.
Comincia a disegnare la mappa, del Labirinto prima di tutto, poi del fuori.
Disegnare la mappa del Labirinto era cosa semplice, ci aveva vissuto dentro per così tanto tempo, lo conosceva bene.
Ma il fuori, l’altrove, come disegnarlo? Come immaginarselo? Quali caratteristiche aveva quel territorio nuovo e sconosciuto, dove si sarebbe ritrovato con la sua Amata?
Cosa lo divideva da lei? Quante terre da esplorare, quanti mari da attraversare, quanti cieli da sorvolare?

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