La fanciulla che cuce

PeterpanCiascun essere umano nasce dalla luce, da una scintilla, da una piccolissima fiamma. Questa scintilla per vivere questa esistenza, così come noi la percepiamo, ha bisogno di un mezzo per sperimentare ed esprimere la vita.

La scintilla da sola non avrebbe l’esperienza che noi chiamiamo vita, se non fosse per un apparato psico-fisico, un involucro, fatto di pensieri, emozioni e carne. Ma questo involucro, altro non è che luce, soltanto declinata in diverse sfumature, dalle più volatili alle più pesanti.

Ma sempre luce rimane. Come un bel proiettore, che però passa attraverso vari filtri, per poter avere delle immagini, proiettate su uno schermo che ci siamo abituati a chiamare realtà.

Queste immagini sono tutte bellissime, sono tutte espressioni di quella unica luce che contraddistingue ciascun essere umano.

Il concetto di ombra si è sviluppato nella mente degli uomini perché il nostro cervello, per sua natura è diviso in due lobi differenti, opposti, destra e sinistra. Tutto ciò che ci è stato inculcato come bello e buono viene messo da una parte, tutto quello che è contrario viene messo dall’altra. La mente è come un magazziniere che deve stipare tutta la merce a disposizione in due stanze separate, ma attigue. Questo è il suo lavoro.

E così dall’essere di luce che siamo abbiamo creato la nostra ombra.

Tutto bene finora. Tutto a posto. Va bene così, non c’è nulla di sbagliato. Possiamo accusare il magazziniere perché sta facendo il lavoro per cui è stato assunto?

Peter Pan_OmbraMa a un certo punto abbiamo deciso che la nostra ombra non andava bene, che era meglio allontanarla, staccarla da noi, mandarla il più lontano possibile.  E così l’abbiamo proiettata all’esterno di noi, il più lontano possibile. Ci siamo disconnessi dalla nostra ombra.

 

Ma dopo un po’ ci siamo accorti che senza la nostra ombra ci sentivamo strani, ci sentivamo rigidi, ci sentivamo meno umani. Perdendo la nostra ombra avevamo perso anche la nostra umanità.

E così abbiamo ricominciato a cercarla. Ma la nostra ombra è sfuggente, si nasconde, ci fa gli scherzi, ci prende anche un po’ in giro. Pensiamo di averla ripresa, ma ci scappa ancora. La vediamo proiettata su un muro, la vediamo scappare dietro un ostacolo, eppure noi adesso la vogliamo riprendere, vogliamo riappropriarci della nostra umanità. Altrimenti non ci sentiamo completi, ci sentiamo un po’ a metà. Ma noi vogliamo essere integri.

Forse da soli non ce la facciamo ad afferrarla, ci sentiamo irritati, indispettiti, stufi.

Ma siamo veramente sicuri di rivolerla questa ombra?

Si sta così bene ad essere soltanto luce, a giocare e divertirsi per sempre, come un bambino che non vuole mai diventare grande, un bambino per sempre. Per un attimo siamo tentati di lasciarla andare del tutto quell’ombra, lasciarla andare lontano, a proiettarsi su muri che ci sembrano altro da noi. I muri degli altri.

Ma per fortuna qualcuno lassù ci guarda.

Ci vede arrancare, ci vede correre in tondo per acchiappare quella parte di noi così ribelle, così irritante, che proprio non ci piace!

E così arriva una dolce fanciulla, che ha trovato la nostra ombra e la messa in un cassetto, l’ha custodita per noi, per ridarcela.

Si siede ai nostri piedi, con calma e molta pazienza. E con un filo.

E comincia  a cucire.

La fanciulla non ha fretta, non ha altro da fare. E’ lì per noi. Per riportarci alla nostra umanità.

Wendy

 

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