La bambina di ieri e quella di oggi.

La bambina amava molto gli animali. Quando era alle scuole elementari aveva rotto tanto le scatole ai suoi genitori affinché le prendessero un’animale, avrebbe preferito un cane o un gatto, ma loro le avevano preso un canarino. Suo nonno paterno amava molto i canarini, ne aveva una quarantina almeno nel suo garage, non aveva la macchina, ma in compenso in quella piccola stanza aveva decine e decine di gabbiette, con dentro canarini, pappagallini e tanti altri uccellini colorati. Alla bambina piaceva molto quel posto, le piaceva l’odore del mangime, il suono, il canto che quegli animaletti facevano tutto il giorno.

Nicoletta Ceccoli-Birdcage 2007

Nicoletta Ceccoli-Birdcage 2007

Fu così che uno di quei canarini arrivò a casa della bambina, durante la quinta elementare. Lei si affezionò subito a quel piccolo esserino in gabbia, lo accudiva, gli dava da mangiare, gli cambiava l’acqua e gli parlava. Poi arrivò l’inizio della scuola media. Che emozione! La bambina era tutta eccitata e impaurita per quella nuova esperienza, nuova scuola, nuovi compagni, un mondo nuovo le si spalancava davanti. Era così presa dagli impegni dei primi giorni scolastici che si dimenticò completamente del suo piccolo canarino giallo. Era un settembre molto caldo quell’anno. Il sole scaldava tanto. Fu così che una mattina, dopo qualche giorno dall’inizio della scuola, la bambina si ricordò improvvisamente del suo piccolo amico e corse sul terrazzo per trovarlo morto stecchito sul fondo della gabbietta. Probabilmente il troppo caldo e la vaschetta dell’acqua ormai vuota. Morto per sete. Questa fu la sentenza del padre della bambina, che le aveva lanciato uno sguardo severo e le aveva detto che non era stata capace di prendersi cura di un piccolo canarino e quindi poteva scordarsi altri esemplari di animali magari più evoluti. Prova fallita.

La bambina da quel giorno non ci aveva più riprovato. Ma diventata ormai grande, sposata e con figli, un giorno un’amica le aveva regalato un criceto. Quando Tito era arrivato nella nuova casa i bambini avevano  fatto una festa incredibile, erano così felici. Anche la bambina ormai grande era felice. Forse non avrebbe scelto proprio un criceto come secondo tentativo, ma così era andata.  E così Tito fu accolto nella loro casa e fu nutrito e accompagnato fino ad una famigerata sera, momento in cui, complice uno dei bambini che aveva lasciato furbescamente la gabbia aperta, il piccolo esploratore decise di averne avuto abbastanza di quella vita, di quella gabbia, dei semini nella vaschetta, della sua corsa notturna per ore ed ore, che sembrava fosse un’aperta prateria invece era una ruota di plastica. Fu così che Tito scappò di casa quella famigerata sera.

The Wheel of Fortune_Tarocco

La Ruota della Fortuna-Luis Royo

Il giorno dopo la vicina di casa della bambina ormai grande si era presentata alla porta. Abitava al piano di sotto e aveva un gatto. Con la voce rotta dal dispiacere e dalla vergogna aveva raccontato che purtroppo il suo gatto aveva scovato Tito che si nascondeva sotto un mobile della loro cucina e così, credendo che fosse un topo, senza pensarci troppo, lo aveva ucciso, schiacciato con uno scopettone, di quelli che si usano per pulire il pavimento. Subito dopo, esaminando il cadavere, la vicina di casa si era accorta che quello non era un topo, che non aveva la coda lunga tipica dei topi e che assomigliava più a un criceto. Aveva immediatamente capito che doveva essere il criceto della famiglia del piano di sopra, i bambini lo avevano raccontato a tutto il condominio. La confessione della vicina si era chiusa con l’offerta gentile di ricomprare subito un altro criceto, per sostituirlo subito, per non fare soffrire i bambini.

Ai suoi bambini, la bambina ormai grande aveva deciso poi di raccontare la sua verità, Tito era scappato, spinto dal desiderio di essere libero, di esplorare nuovi mondi o forse di ricongiungersi alla sua famiglia di criceti, chissà in qualche prato verde in collina.

I bambini avevano sofferto, avevano pianto un po’. Amavano Tito e per loro era un bellissimo criceto, speciale. Anche la bambina ormai grande, aveva ritrovato la memoria di quel lontano dolore e aveva pianto. Oggi la bambina ormai grande non si era incolpata come ieri. Oggi aveva compreso che non era stata colpa sua, che era proprio così che doveva andare. Tito aveva viaggiato per arrivare fino a loro, nella loro casa si era nutrito, era cresciuto, era diventato forte, poi aveva deciso che era pronto per compiere il suo grande viaggio. Aveva salutato e ringraziato per l’ospitalità. Tito, così come il canarino giallo, aveva predisposto tutto perfettamente per il suo viaggio e aveva scelto l’ultima casa accogliente prima del salto. Questa volta non c’era stato lo sguardo severo del padre a giudicare la bambina. Oggi c’era stato soltanto lo sguardo dolce della bambina ormai grande che salutava i suoi piccoli amici.

 

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Il Re sotto la Montagna

Durante queste vacanze di Natale sono andata a vedere il secondo film de Lo Hobbit -La Desolazione di Smaug.

Thorin_e_i Nani

In particolare una sequenza mi ha commossa, quella dell’incontro tra la compagnia dei nani e il drago Smaug.

Smaug giace da moltissimo tempo sotto la montagna, custode di un immenso tesoro, ma un bel giorno Thorin Scudodiquercia, erede al trono, Re sotto la Montagna, riesce ad entrare all’interno della Montagna Solitaria  per riappropriarsi del suo regno perduto.

Drago SmaugI nani aiutati dallo hobbit Bilbo Baggins, riescono ad entrare nel cuore della Montagna Solitaria, grazie ad una porta segreta, ma una volta dentro il confronto con il Drago è impari. Smaug infatti è potentissimo, nulla e nessuno può muoversi sotto la montagna senza che lui se ne accorga, oltrechè essere uno sputafuoco! I nani e lo hobbit non hanno molta speranza di poterlo sconfiggere, ma Thorin ha un’idea. Piuttosto che cercare di abbatterlo, decide di usare il drago a suo vantaggio e ordina alla compagnia di farsi inseguire per portarlo alle fornaci, che venivano usate molto tempo prima per fondere l’oro, ma che sono ormai spente. Thorin sa che per ri-accendere le fornaci ha bisogno di tanto fuoco e adesso sa dove prenderlo! Con una sola fiammata di Smaug le fornaci ricominciano a funzionare e l’oro contenuto all’interno comincia a sciogliersi. Fiumi di oro fuso si riversano dentro dei vecchi canali ormai asciutti e per tutta la sequenza si vedono questi binari di oro colato che corrono verso una meta ancora sconosciuta. Thorin dirige la compagnia e il drago verso il Salone del Re. Qui si trova una figura enorme fatta di ferro, uno stampo gigantesco che riproduce una forma umana, un gigantesco robot. Ed è in questo momento che si capisce che tutto l’oro fuso e colato nei vecchi binari si è riversato dentro questo stampo e raffreddandosi si solidifica. Il vecchio stampo di ferro viene spaccato, si apre come un guscio d’uovo, e il Re sotto la Montagna appare in tutto il suo splendore. Che meraviglia!

Qualche giorno fa, forse perché era il giorno di Natale, pensavo a Gesù.

Sapete, ogni donna ha il suo ideale maschile, un modello a cui si ispira e che cerca incessantemente di ri-incontrare, relazione dopo relazione, vita dopo vita. Alcune scelgono il loro papà, altre un cantante famoso, altre ancora un tronista, io invece ho scelto Gesù Cristo, quindi quando ho visto la sequenza del Re sotto la Montagna, mi sono ricordata di Lui, del Suo Corpo di Gloria e di tutto il Suo Oro.

Non so se tutti riuscirete a cogliere il nesso tra la sequenza dello Hobbit e la Resurrezione di Gesù, ma non voglio spiegarvi proprio tutto, sennò che gusto c’è!

“Allora Pilato gli disse: Dunque tu sei re? Rispose Gesù: Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce.” (Giovanni 18, 37)

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