San Valentino e l’identificazione.

Vorrei dedicare questo post ad un autore contemporaneo che amo, un maestro spirituale dei nostri tempi, una grande anima. Si tratta di Eckart Tolle. Ammiro moltissimo il suo modo di descrivere alcuni meccanismi interiori, in particolare il “corpo di dolore” e ancora più in particolare quello femminile.

“Il corpo di dolore ha di solito un aspetto collettivo oltre a uno personale. L’aspetto personale è il residuo accumulato di dolore emozionale sofferto nel proprio passato. Quello collettivo è il dolore accumulato nella psiche umana collettiva nell’arco di migliaia di anni attraverso malattie, torture, guerre, omicidi, crudeltà, pazzia eccetera.”

“A parte il corpo di dolore personale, ogni donna ha la propria parte in quello che potremmo definire il corpo di dolore collettivo femminile, a meno che la donna non sia pienamente consapevole. Tale corpo consiste di dolore accumulato sofferto dalle donne attraverso il loro assoggettamento da parte dell’uomo, attraverso schiavitù, sfruttamento, stupro, parto, perdita di figli, eccetera, nell’arco di migliaia di anni.”

“Il dolore emozionale o fisico che per molte donne precede e coincide con il flusso mestruale è il corpo di dolore nel suo aspetto collettivo che si risveglia dallo stato latente in quel momento, anche se può essere innestato pure in altri momenti. Restringe il libero flusso di energia vitale nel corpo, di cui la mestruazione è un’espressione fisica.”

“Spesso una donna viene  -sopraffatta-  dal corpo di dolore in quel momento. Tale corpo ha una carica energetica estremamente potente che può facilmente spingere la donna a identificarsi inconsapevolmente con esso. Allora la donna è posseduta attivamente da un campo energetico che occupa il suo spazio interiore e finge di essere lei, ma naturalmente non è affatto lei. Parla attraverso di lei, agisce attraverso di lei, pensa attraverso di lei. Creerà nella sua vita situazioni negative in modo da potersi alimentare di energia vitale. Vuole altro dolore, sotto qualsiasi forma. E’ dolore puro, dolore passato, e non è la donna.”

Sono sicura che ciascuno può sperimentare questo nella propria vita quotidiana. Leggerlo aiuta soltanto a riconoscerlo con più chiarezza. Comunque se non vi è chiaro guardate questo video a seguire e chiedetevi se non vi è mai successo.

Sempre ritornando a Tolle: “Il numero di donne che ora si sta avvicinando allo stato pienamente consapevole crescerà rapidamente negli anni a venire. Le donne stanno riguadagnando la funzione che è loro diritto innato e che pertanto rivestono con maggiore naturalezza rispetto agli uomini: quella di essere un ponte fra il mondo manifestato e il Non Manifestato, tra fisicità e spirito. Il compito principale delle donne ora è quello di trasmutare il corpo di dolore in modo che non si interponga più fra lei e il suo vero sé, l’essenza della sua identità. Naturalmente la donna dovrà affrontare l’altro ostacolo all’illuminazione, che è la mente pensante, ma l’intensa presenza che la donna genera quando affronta il corpo di dolore la libererà anche dall’identificazione con la mente.” (Tratto da Il Potere di Adesso)

Buona Osservazione a tutti.

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La bambina di ieri e quella di oggi.

La bambina amava molto gli animali. Quando era alle scuole elementari aveva rotto tanto le scatole ai suoi genitori affinché le prendessero un’animale, avrebbe preferito un cane o un gatto, ma loro le avevano preso un canarino. Suo nonno paterno amava molto i canarini, ne aveva una quarantina almeno nel suo garage, non aveva la macchina, ma in compenso in quella piccola stanza aveva decine e decine di gabbiette, con dentro canarini, pappagallini e tanti altri uccellini colorati. Alla bambina piaceva molto quel posto, le piaceva l’odore del mangime, il suono, il canto che quegli animaletti facevano tutto il giorno.

Nicoletta Ceccoli-Birdcage 2007

Nicoletta Ceccoli-Birdcage 2007

Fu così che uno di quei canarini arrivò a casa della bambina, durante la quinta elementare. Lei si affezionò subito a quel piccolo esserino in gabbia, lo accudiva, gli dava da mangiare, gli cambiava l’acqua e gli parlava. Poi arrivò l’inizio della scuola media. Che emozione! La bambina era tutta eccitata e impaurita per quella nuova esperienza, nuova scuola, nuovi compagni, un mondo nuovo le si spalancava davanti. Era così presa dagli impegni dei primi giorni scolastici che si dimenticò completamente del suo piccolo canarino giallo. Era un settembre molto caldo quell’anno. Il sole scaldava tanto. Fu così che una mattina, dopo qualche giorno dall’inizio della scuola, la bambina si ricordò improvvisamente del suo piccolo amico e corse sul terrazzo per trovarlo morto stecchito sul fondo della gabbietta. Probabilmente il troppo caldo e la vaschetta dell’acqua ormai vuota. Morto per sete. Questa fu la sentenza del padre della bambina, che le aveva lanciato uno sguardo severo e le aveva detto che non era stata capace di prendersi cura di un piccolo canarino e quindi poteva scordarsi altri esemplari di animali magari più evoluti. Prova fallita.

La bambina da quel giorno non ci aveva più riprovato. Ma diventata ormai grande, sposata e con figli, un giorno un’amica le aveva regalato un criceto. Quando Tito era arrivato nella nuova casa i bambini avevano  fatto una festa incredibile, erano così felici. Anche la bambina ormai grande era felice. Forse non avrebbe scelto proprio un criceto come secondo tentativo, ma così era andata.  E così Tito fu accolto nella loro casa e fu nutrito e accompagnato fino ad una famigerata sera, momento in cui, complice uno dei bambini che aveva lasciato furbescamente la gabbia aperta, il piccolo esploratore decise di averne avuto abbastanza di quella vita, di quella gabbia, dei semini nella vaschetta, della sua corsa notturna per ore ed ore, che sembrava fosse un’aperta prateria invece era una ruota di plastica. Fu così che Tito scappò di casa quella famigerata sera.

The Wheel of Fortune_Tarocco

La Ruota della Fortuna-Luis Royo

Il giorno dopo la vicina di casa della bambina ormai grande si era presentata alla porta. Abitava al piano di sotto e aveva un gatto. Con la voce rotta dal dispiacere e dalla vergogna aveva raccontato che purtroppo il suo gatto aveva scovato Tito che si nascondeva sotto un mobile della loro cucina e così, credendo che fosse un topo, senza pensarci troppo, lo aveva ucciso, schiacciato con uno scopettone, di quelli che si usano per pulire il pavimento. Subito dopo, esaminando il cadavere, la vicina di casa si era accorta che quello non era un topo, che non aveva la coda lunga tipica dei topi e che assomigliava più a un criceto. Aveva immediatamente capito che doveva essere il criceto della famiglia del piano di sopra, i bambini lo avevano raccontato a tutto il condominio. La confessione della vicina si era chiusa con l’offerta gentile di ricomprare subito un altro criceto, per sostituirlo subito, per non fare soffrire i bambini.

Ai suoi bambini, la bambina ormai grande aveva deciso poi di raccontare la sua verità, Tito era scappato, spinto dal desiderio di essere libero, di esplorare nuovi mondi o forse di ricongiungersi alla sua famiglia di criceti, chissà in qualche prato verde in collina.

I bambini avevano sofferto, avevano pianto un po’. Amavano Tito e per loro era un bellissimo criceto, speciale. Anche la bambina ormai grande, aveva ritrovato la memoria di quel lontano dolore e aveva pianto. Oggi la bambina ormai grande non si era incolpata come ieri. Oggi aveva compreso che non era stata colpa sua, che era proprio così che doveva andare. Tito aveva viaggiato per arrivare fino a loro, nella loro casa si era nutrito, era cresciuto, era diventato forte, poi aveva deciso che era pronto per compiere il suo grande viaggio. Aveva salutato e ringraziato per l’ospitalità. Tito, così come il canarino giallo, aveva predisposto tutto perfettamente per il suo viaggio e aveva scelto l’ultima casa accogliente prima del salto. Questa volta non c’era stato lo sguardo severo del padre a giudicare la bambina. Oggi c’era stato soltanto lo sguardo dolce della bambina ormai grande che salutava i suoi piccoli amici.

 

Il Re sotto la Montagna

Durante queste vacanze di Natale sono andata a vedere il secondo film de Lo Hobbit -La Desolazione di Smaug.

Thorin_e_i Nani

In particolare una sequenza mi ha commossa, quella dell’incontro tra la compagnia dei nani e il drago Smaug.

Smaug giace da moltissimo tempo sotto la montagna, custode di un immenso tesoro, ma un bel giorno Thorin Scudodiquercia, erede al trono, Re sotto la Montagna, riesce ad entrare all’interno della Montagna Solitaria  per riappropriarsi del suo regno perduto.

Drago SmaugI nani aiutati dallo hobbit Bilbo Baggins, riescono ad entrare nel cuore della Montagna Solitaria, grazie ad una porta segreta, ma una volta dentro il confronto con il Drago è impari. Smaug infatti è potentissimo, nulla e nessuno può muoversi sotto la montagna senza che lui se ne accorga, oltrechè essere uno sputafuoco! I nani e lo hobbit non hanno molta speranza di poterlo sconfiggere, ma Thorin ha un’idea. Piuttosto che cercare di abbatterlo, decide di usare il drago a suo vantaggio e ordina alla compagnia di farsi inseguire per portarlo alle fornaci, che venivano usate molto tempo prima per fondere l’oro, ma che sono ormai spente. Thorin sa che per ri-accendere le fornaci ha bisogno di tanto fuoco e adesso sa dove prenderlo! Con una sola fiammata di Smaug le fornaci ricominciano a funzionare e l’oro contenuto all’interno comincia a sciogliersi. Fiumi di oro fuso si riversano dentro dei vecchi canali ormai asciutti e per tutta la sequenza si vedono questi binari di oro colato che corrono verso una meta ancora sconosciuta. Thorin dirige la compagnia e il drago verso il Salone del Re. Qui si trova una figura enorme fatta di ferro, uno stampo gigantesco che riproduce una forma umana, un gigantesco robot. Ed è in questo momento che si capisce che tutto l’oro fuso e colato nei vecchi binari si è riversato dentro questo stampo e raffreddandosi si solidifica. Il vecchio stampo di ferro viene spaccato, si apre come un guscio d’uovo, e il Re sotto la Montagna appare in tutto il suo splendore. Che meraviglia!

Qualche giorno fa, forse perché era il giorno di Natale, pensavo a Gesù.

Sapete, ogni donna ha il suo ideale maschile, un modello a cui si ispira e che cerca incessantemente di ri-incontrare, relazione dopo relazione, vita dopo vita. Alcune scelgono il loro papà, altre un cantante famoso, altre ancora un tronista, io invece ho scelto Gesù Cristo, quindi quando ho visto la sequenza del Re sotto la Montagna, mi sono ricordata di Lui, del Suo Corpo di Gloria e di tutto il Suo Oro.

Non so se tutti riuscirete a cogliere il nesso tra la sequenza dello Hobbit e la Resurrezione di Gesù, ma non voglio spiegarvi proprio tutto, sennò che gusto c’è!

“Allora Pilato gli disse: Dunque tu sei re? Rispose Gesù: Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce.” (Giovanni 18, 37)

Noli_me_tangere

 

Intelligenza e risveglio.

Cosa vuole dire essere intelligenti? Il termine intellìgere = intellègere, composto da intus e lègere,  significa “leggere dentro”. Leggere dentro a cosa? Dentro sé stessi. L’intelligenza è la capacità di saper leggere la propria interiorità. Vuol dire saper osservare ciò di cui siamo fatti, il corpo fisico, le emozioni, i pensieri. Questi elementi che ci ricoprono, come gli strati della cipolla, sono la copertura, la superficie, di qualcosa che sta al di sotto, qualcosa di più profondo.

Cane_intelligentePer riuscire a leggere bisogna essere un po’ pazienti, come i bambini che vanno in prima elementare e iniziano a conoscere le lettere e cominciano gradualmente a decifrare quegli strani segni sulla carta, che messi insieme compongono delle cose che chiamiamo parole.

Cominciare a conoscere gli elementi di cui siamo fatti è un po’ come imparare le lettere dell’alfabeto. Gradualmente imparo che sono fatto di un corpo, che provo delle emozioni e che nella testa mi gironzolano dei pensieri.

Facendo questo esercizio, dopo un po’ di tempo, comincio a percepire che c’è una differenza fondamentale tra il soggetto dell’osservazione, quell’entità che impara a leggere le lettere, e le lettere stesse.

E così pian piano mi accorgo che c’è differenza tra me e il mio corpo, tra me e le mie emozioni e soprattutto tra me e quelli che chiamo i miei pensieri. E così mi rendo conto che di mio non ho proprio un bel niente.

Volete la prova? Provate a decidere che cosa pensare per la prossima ora, provate a decidere che emozioni provare e provate a decidere come muovere il corpo. Sembra banale, facile, ma non lo è affatto, se cominciate a provarci seriamente e sistematicamente!

Ad aprile mi sono iscritta in palestra e l’istruttore il primo giorno mi ha dato la corda da saltare. Facile direte voi. No, per niente. Anche io pensavo di si, ma poi ho cominciato a saltare e sembravo la figlia naturale di Frankenstein e di Robotica.

Ecco, questo è stato il mio risveglio dal sogno ipnotico in cui mi credevo di essere padrona della mia vita.

Ringrazio il mio istruttore e quella benedetta corda da saltare!

Vorrei concludere con un video di una coppia favolosa: Frank Medrano e la sua compagna, Antoniette Pacheco.

 

 

 

Sui demoni, sul dolore e sulla nascita del Bambino.

L’altro giorno sono stata attaccata da un demone molto forte. Si trattava di un demone molto potente in questo periodo, il demone del dominio maschile nei confronti del femminile.  Questo demone ha contrassegnato questa ultima epoca del mondo che sta per finire.

La_ForzaMa, come da copione, prima di morire completamente sferra gli ultimi colpi, che sono anche i più feroci. La manifestazione della violenza da parte degli uomini sulle donne, altro non è che la manifestazione di questo demone, che riesce ad agire sugli uomini meno consapevoli, ma anche sulle donne. Infatti questo demone agisce soltanto in mancanza di consapevolezza, e produce emozioni come la rabbia, l’odio, la separatività, l’incomprensione sia su uomini che su donne, causando litigi, separazioni e violenze, soprattutto tra le coppie.

L’attacco è stato sferrato nel modo più subdolo e astuto, una frase banale detta dal mio compagno, ha scatenato in me la Belva. La rabbia, il rancore, la sensazione di non essere capita, la sensazione di essere squalificata sono scoppiate improvvisamente dentro di me.

Per essere più precisa, però dovrei dire che più che dentro le ho sentite esplodere attorno a me, nelle circostanze direi. Queste emozioni le The_Diablesentivo attaccate a me, non nel mio intimo. Il problema era che per alcuni istanti mi sentivo come “appiccicata” a queste entità, l’istante dopo me ne distaccavo, come se queste forze esercitassero un potere attrattivo fortissimo, ma il mio centro, il mio “core” rimaneva stabile.

Per facilitare questo distacco, ho utilizzato una tecnica che ho praticato molto in gravidanza, che è molto semplicemente la concentrazione sul respiro. Portando la mia attenzione sul respiro, seguendo l’aria che entrava dalle mie narici e scendeva fino al centro del mio plesso solare, punto dove sentivo il dolore, riuscivo a distaccarmi da esso e ad “attraversarlo”. Questa respirazione mi è servita tanto durante i miei parti (ne ho avuti 3 fino ad oggi!!!), infatti questa è una tecnica che viene insegnata da alcune ostetriche illuminate. Il respiro deve essere profondo, nell’ispirazione bisogna far scendere l’aria fino al punto nel corpo dove sentiamo il dolore, e poi espirando possiamo anche vocalizzare emettendo dei suoni, quindi cantando. Vi rimando, se avete voglia, a questo bellissimo documentario sulla nascita.

Vorrei citare a proposito del dolore alcune bellissime parole di Verena Schmid, tratte dal suo preziosissimo libro “Il Dolore del Parto“:

“Che cos’è in fondo la causa del dolore del parto? Una valutazione negativa dell’esperienza e una reazione difensiva verso il distacco del bambino che è anche una parte del sé; la necessità di aprirsi completamente, emozionalmente e fisicamente al bambino per poterlo accogliere e crescere”

Ecco che il dolore causato dall’attacco di questo demone altro non era che la mia valutazione negativa di quella esperienza, così facevo resistenza all’apertura che questa esperienza mi prometteva. Grazie a questa consapevolezza ho cominciato a respirare, come se avessi le doglie, come se stessi aspettando la nascita di un bambino, nella certezza che quel dolore fosse soltanto una coltre da attraversare, una soglia.

La_ PapessaLa respirazione mi ha permesso di ancorarmi al mio corpo, ogni respiro era un’ancora che mi riportava a terra. Il corpo è l’ancora che il bambino utilizza per nascere. Soltanto con l’accettazione completa dell’esperienza del dolore si permette l’apertura  verso il Bambino. E questo bambino può essere un bambino in carne e ossa o anche una parte del nostro sé, che è in continua espansione e partorisce sé stesso.

Che maschile e femminile giungano alla conciliazione, all’unione raggiungendo la gioia e l’estasi.

 

 

Immaginazione e Tarocchi

The+magicianSono sempre stata una bambina un po’ solitaria, e la mia passione era rinchiudermi in camera a giocare con tutti i miei amici immaginari.

L’immaginazione è sempre stata la mia migliore amica, e le immagini di conseguenza sono sempre state le mie ancelle.

Con le immagini creo il futuro, sempre con le immagini guarisco da un passato doloroso.

La magia delle immagini infatti sta proprio nel fatto che provengono da una dimensione che non è temporale, ma è eterna.

The+DevilAttraverso le immagini che emergono da quel buco nero nelle profondità di noi stessi, leniamo le antiche ferite e creiamo il nostro sentiero.

Ma le immagini bisogna guardarle con un certo distacco, bisogna guardare l’immagine, nel suo insieme. Bisogna guardare l’immagine, ma anche lo spazio, il vuoto che la circonda, con pazienza e con tenerezza.

Grazie a questo sguardo distaccato e tenero, riusciamo a cogliere il messaggio nascosto nell’immagine, il suo potere.

Le immagini, infatti, sono dei semi, delle basi su cui procedere, non per rimanere imprigionati nell’immagine stessa o nei ricordi del passato, ma per utilizzare l’energia che l’immagine porta per viaggiare verso se stessi.

The+TowerGrazie alle immagini posso scoprire delle energie “nuove” in me stessa, ma che in realtà non sono né nuove né vecchie, oppure sono nuove e vecchie allo stesso tempo. Quello che cambia è il significato che noi diamo alle immagini che emergono.
Con questo spirito ho cominciato a maneggiare i Tarocchi, che non cambiano mai, sono eterni.
Ogni carta ha in sé il potere di evocare una certa energia, e creare un certo stato d’animo. Bisogna percepire cosa accade dentro noi stessi ogni volta che guardiamo un’immagine, fare spazio allo stato d’animo emergente e non giudicare.
Soltanto attraverso l’osservazione delle immagini senza giudizio, potremo accedere al potere curativo e creativo che l’immagine ci dona.

Buon divertimento.

La fanciulla che cuce

PeterpanCiascun essere umano nasce dalla luce, da una scintilla, da una piccolissima fiamma. Questa scintilla per vivere questa esistenza, così come noi la percepiamo, ha bisogno di un mezzo per sperimentare ed esprimere la vita.

La scintilla da sola non avrebbe l’esperienza che noi chiamiamo vita, se non fosse per un apparato psico-fisico, un involucro, fatto di pensieri, emozioni e carne. Ma questo involucro, altro non è che luce, soltanto declinata in diverse sfumature, dalle più volatili alle più pesanti.

Ma sempre luce rimane. Come un bel proiettore, che però passa attraverso vari filtri, per poter avere delle immagini, proiettate su uno schermo che ci siamo abituati a chiamare realtà.

Queste immagini sono tutte bellissime, sono tutte espressioni di quella unica luce che contraddistingue ciascun essere umano.

Il concetto di ombra si è sviluppato nella mente degli uomini perché il nostro cervello, per sua natura è diviso in due lobi differenti, opposti, destra e sinistra. Tutto ciò che ci è stato inculcato come bello e buono viene messo da una parte, tutto quello che è contrario viene messo dall’altra. La mente è come un magazziniere che deve stipare tutta la merce a disposizione in due stanze separate, ma attigue. Questo è il suo lavoro.

E così dall’essere di luce che siamo abbiamo creato la nostra ombra.

Tutto bene finora. Tutto a posto. Va bene così, non c’è nulla di sbagliato. Possiamo accusare il magazziniere perché sta facendo il lavoro per cui è stato assunto?

Peter Pan_OmbraMa a un certo punto abbiamo deciso che la nostra ombra non andava bene, che era meglio allontanarla, staccarla da noi, mandarla il più lontano possibile.  E così l’abbiamo proiettata all’esterno di noi, il più lontano possibile. Ci siamo disconnessi dalla nostra ombra.

 

Ma dopo un po’ ci siamo accorti che senza la nostra ombra ci sentivamo strani, ci sentivamo rigidi, ci sentivamo meno umani. Perdendo la nostra ombra avevamo perso anche la nostra umanità.

E così abbiamo ricominciato a cercarla. Ma la nostra ombra è sfuggente, si nasconde, ci fa gli scherzi, ci prende anche un po’ in giro. Pensiamo di averla ripresa, ma ci scappa ancora. La vediamo proiettata su un muro, la vediamo scappare dietro un ostacolo, eppure noi adesso la vogliamo riprendere, vogliamo riappropriarci della nostra umanità. Altrimenti non ci sentiamo completi, ci sentiamo un po’ a metà. Ma noi vogliamo essere integri.

Forse da soli non ce la facciamo ad afferrarla, ci sentiamo irritati, indispettiti, stufi.

Ma siamo veramente sicuri di rivolerla questa ombra?

Si sta così bene ad essere soltanto luce, a giocare e divertirsi per sempre, come un bambino che non vuole mai diventare grande, un bambino per sempre. Per un attimo siamo tentati di lasciarla andare del tutto quell’ombra, lasciarla andare lontano, a proiettarsi su muri che ci sembrano altro da noi. I muri degli altri.

Ma per fortuna qualcuno lassù ci guarda.

Ci vede arrancare, ci vede correre in tondo per acchiappare quella parte di noi così ribelle, così irritante, che proprio non ci piace!

E così arriva una dolce fanciulla, che ha trovato la nostra ombra e la messa in un cassetto, l’ha custodita per noi, per ridarcela.

Si siede ai nostri piedi, con calma e molta pazienza. E con un filo.

E comincia  a cucire.

La fanciulla non ha fretta, non ha altro da fare. E’ lì per noi. Per riportarci alla nostra umanità.

Wendy