Sul lavoro all’uncinetto o crochet che dir si voglia

Fin dall’antichità alcune tecniche artistiche sono state tramandate di generazione in generazione, per permettere di accedere a stati di consapevolezza alterati. Per stato di consapevolezza alterato si intende uno stato di consapevolezza, o percezione, molto preciso, che è lo stato che si raggiunge quando non si è più identificati con i veicoli inferiori della personalità, corpo-emozioni-pensieri, ma si è consapevoli di essere l’essenza che percepisce questi veicoli, che è oltre questi veicoli terrestri, alterità che ha le sue origini su un piano che è più elevato rispetto al piano terrestre, e che si colloca sul piano animico o piano della croce.

Il lavoro all’uncinettoWoman_doily_meditation rientra nella serie di questi lavori manuali, che possono essere utilizzati da chiunque per facilitare il processo di disidentificazione dalla personalità per poter contattare la propria anima.

Il lavoro all’uncinetto necessita di alcuni strumenti: un uncinetto, piccola bacchetta di metallo o legno con un uncino all’estremità e un gomitolo fatto di un filato che sceglierete in base alle vostre preferenze. Per lavorare bisogna cominciare dal punto base:la catenella.

La catenella è il punto più semplice che sta alla base di tutto il lavoro all’uncinetto, e serve a realizzare punti più elaborati come il punto alto, il punto alto doppio, il punto alto triplo e molti altri ancora, che non potrebbero esistere però se non esistesse la catenella.

In particolare a me piace molto lavorare all’uncinetto per realizzare i centrini. Si tratta infatti di utilizzare la lavorazione in tondo, si parte da un centro, solitamente un piccolo cerchiolino creato con poche catenelle e poi si continua a lavorare in cerchi sempre più larghi, utilizzando quella che viene chiamata simmetria radiale, cioè un disegno simmetrico rispetto a tre, quattro, cinque, sei o più raggi.

Esempi di simmetria radiale si possono ritrovare in natura, pensate ad esempio alla struttura dei fiocchi di neve o in molti organismi viventi, oppure si possono trovare riproduzioni nell’architettura antica come i rosoni delle chiese gotiche o i più moderni cerchi nel grano e in tantissime riproduzioni artistiche, come ad esempio alcune opere dell’artista Damien Hirst.

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Attraverso il lavoro all’uncinetto sui centrini possiamo sviluppare qualità come la concentrazione, la capacità di utilizzare entrambi gli emisferi celebrali (non è mai consigliabile usarne soltanto uno in modo ossessivo e continuativo) e la capacità di disidentificazione dalla personalità. Inoltre possiamo sviluppare la capacità analogica-intuitiva concentrandoci su ogni singolo punto che andiamo a realizzare prendendo il filo con l’uncino. Il singolo punto in sé non è consapevole del disegno che sta andando a formare. Il disegno lo si può osservare soltanto dall’alto, elevando il punto di osservazione.

Se siete interessate ad imparare l’arte dell’uncinetto, ogni venerdì del mese di febbraio dalle ore 17.00 alle ore 19.00 mi potrete trovare da Misterlino Officina Caffè. Portate con voi uncino e gomitolo, ma se vi manca qualcosa potrete acquistare lì tutto l’occorrente. 

 

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I’m gonna be a star

La parola “desiderio” deriva dalla parola latina desiderium ed è composta da -de- e -sidera- e il suo significato è la mancanza delle stelle.
Ciò significa che ogni desiderio che nasce dentro ciascuno di noi, si manifesta sul piano della personalità, ma ha la sua origine su un piano più elevato, sul piano dell’anima.
Se esaminiamo i nostri desideri con la mente, inevitabilmente li giudichiamo, li valutiamo, li classifichiamo.
Il giudizio mentale ci porterà conseguentemente a dividere tra desideri buoni e desideri cattivi, tra quelli socialmente accettabili e quelli non accettabili, tra quelli possibili e tra quelli impossibili, e così via in una serie infinita di dicotomie.
Se, per assurdo, riuscissimo invece a sospendere il giudizio e ad osservare i nostri desideri, riusciremmo a coglierne la loro natura di messaggeri.
Messaggeri delle stelle, appunto.
La nostra stella ci parla attraverso i nostri desideri. E la nostra stella non è giudicabile, è super-partes.
Ma la nostra stella utilizza la nostra personalità per comunicare, per esprimersi, per manifestarsi.
Tutti i desideri, tutti, ma proprio tutti, hanno origine stellare, anche quello più piccolo, il più insignificante, il più infimo, il più maldestro, il più imbarazzante, il più sporco, il più pazzo, il più elevato, il più nobile, il più grande.
Ma chi è poi che misura tutti questi desideri, chi li classifica, chi li giudica?
Ah, ma ecco, che la mente ci riprova, sempre quel vizietto, di fare la gara a chi ce l’ha più lungo!
Chi ha il desiderio più grande? Chi ha il desiderio più elevato? Chi ha il desiderio più puro? Ecco, voi venite pure da questa parte, voi andate pure in questo bel posto chiamato paradiso, lì vi tratteranno bene, si sta da Dio, clima perfetto, panorama incantevole, ottima compagnia.
E voi, invece? Voi che avete quei desideri così carnali, così biechi, meschini, della personalità, voi no, voi venite da questa parte. Da questa parte si va all’inferno, li starete così male, fa così caldo, è pieno di demoni, e soffrirete per l’eternità.
Ecco così, ognuno al proprio posto, tutto in ordine. Niente caos. In fila per due, senza resto.
Allora invece di rimanere impantanati nel giudicare se stessi e gli altri, i propri desideri e i desideri degli altri, chiediamoci a cosa tende quel particolare desiderio, a quale stella sta puntando?
Da dove possiamo partire?
Chiediamoci, per ogni desiderio che ci assale, come ci sentiremmo se fosse esaudito? Che sensazione proveremmo. Quale stato d’animo ci donerebbe quel particolare desiderio esaudito? Quale stella mancante comincerebbe a brillare nel nostro cielo?
Ecco, questa analogia mi piace! Per ogni desiderio esiste uno stato d’animo corrispondente, per ogni desiderio una stella nel cielo.
Dai, giochiamo alla caccia al tesoro.
Fate una lista dei vostri desideri e poi per ogni desiderio, provate ad immaginare come vi sentireste se fosse esaudito.
Desiderate una ferrari? Come vi sentireste se fosse nel vostro garage adesso?
Desiderate Johnny Depp nel vostro letto? Come vi sentireste se fosse lì ad aspettarvi?
Desiderate un anello con il diamante più grande del mondo? Come vi sentireste se fosse già vostro?
Desiderate cancellare il debito mondiale? Come vi sentireste se fosse annullato grazie a voi?
Provate a fare questo gioco anche con gli altri. Se vi sorprendete a giudicare qualcuno per i suoi desideri, provate ad indovinare a quale stato d’animo anela.
Ecco, mi piace restituire a ciascun desiderio la propria dignità di messaggero.
Messaggero delle stelle.
E poi mi piace creare quelli stati d’animo corrispondenti, dentro di me, dentro il mio cielo.
In quel luogo, dove tutto ha origine, dove le stelle vengono create.
E forse, dico forse, quando ci ritroveremo in quel luogo, dove tutto ha origine, la fonte inesauribile di tutte le stelle dell’universo, non avremo più bisogno di messaggeri. Chissà!
Fino ad allora, esprimete un desiderio per ogni stella cadente che vedrete.

La_Stella

La dolce metà o dolce meta.

“I’m a free bitch, baby”
Sono una troia libera, piccolo.

I giudizi sono ciechi, diceva un mio vecchio amico.
Il giudizio è parziale. Per giudicare bisogna necessariamente avere una parte, poi una contro parte.
Nel giudizio una parte scarta l’altra. Il giudizio è cieco, almeno da un occhio.
Giudicando ci perdiamo l’altra metà del mondo, ci limitiamo a vivere un polo solo.
Ci perdiamo la visione d’insieme, il cerchio, la terra intera, la mela di Biancaneve, oppure l’altra mela, quella di Eva.

Mela serpenteIl frutto dell’Albero della Conoscenza, del Bene e del Male, viene mangiato soltanto a metà, questo è il vero e unico peccato.
Ci hanno insegnato fin da piccole che questo non si fa, che fare così “non sta bene”, che una brava bambina non dice certe cose, non pensa certe cose, non fa certe cose.
Quella mela, bella, rossa, sugosa, veniva lentamente, ma inesorabilmente, divorata a piccoli morsi, da tutte le credenze, da tutti i tabù, da tutti i divieti imposti dalla famiglia, dalla società, dalla scuola, dalla moralità.
E così quella dolce metà della mela, diventava il proibito, il represso, il male, l’ombra che si nascondeva, sempre più a fondo, sempre di più, in un luogo che sembrava lontanissimo da noi stesse.

biancaneve-e-la-terribile-strega-in-una-scena-del-film-biancaneve-e-i-sette-nani-1937-140680E così, che l’altra metà della mela, diventava l’inconscio, un luogo buio e distante dove si accumulavano tutti i desideri nascosti, sporchi, illeciti, indegni.
Ed ecco che appaiono i serpenti tentatori e le streghe vecchie e cattive.

Ho detto desideri? Si. Desideri.
Perchè la nostra anima non conosce giudizio, la nostra anima non è parziale, la nostra anima non è cieca.
Lei ci vede benissimo, con tutti e due gli occhi. Anzi con tutti e tre gli occhi.
La nostra anima ci parla e utilizza i desideri per guidarci.
Dove, chiederete voi?
Ci guida verso la nostra dolce meta.
Basta un accento per cambiare il significato di una parola, eppure basta mangiare quella dolce metà della mela per raggiungere la meta.
I desideri sono dei segnali stradali, ci indicano la strada.
Non importa quali desideri voi abbiate nel cuore, tutti i desideri portano alla meta.
Non giudicate i vostri desideri, seguiteli, ringraziateli, lasciate che vi svelino la direzione.
Lasciateli raccontare dove vogliono portarvi.
Ed ecco che il serpente e la vecchia megera diverranno i vostri migliori amici.
Il Viaggio è dolce, a volte burrascoso, vi porta in alto, a volte in basso, vi sembra di avanzare oppure di arretrare, ma non perdete mai di vista la meta.
Tutto il resto è storia, già raccontata forse, oppure da raccontare ancora.

A proposito del Minotauro

La storia più o meno la conosciamo tutti.
Il Minotauro fu il frutto dell’amore tra Pasifae, regina di creta e moglie di Minosse, e un toro, che era stato un dono di Poseidone.
La creatura era mostruosa e potentissima, di nobili origini e come tale, una minaccia per il regno di Minosse, il quale decise di far costruire un labirinto dentro il quale nascondere e imprigionare il mostro.
A tale mostro, ogni nove anni, venivano sacrificati quattordici giovani sudditi ateniesi, sette fanciulli e sette fanciulle, fino al giorno in cui arrivò a Creta un giovane e coraggioso principe di nome Teseo, che voleva uccidere il Minotauro e liberare la sua città da questo pesante tributo.
Il giovane eroe riuscì nella sua impresa, grazie all’aiuto di Arianna e del suo famoso filo, con il quale Teseo riuscì a ritrovare la strada fuori dal labirinto dopo aver ucciso il mostro.

Ho sempre amato i miti. Le interpretazioni cambiano con il cambiare della propria storia personale, e in ogni momento della nostra vita possiamo ritrovare nel mito un significato nuovo che ci porta a crescere e ad ampliare la conoscenza di noi stessi.
In questo momento il labirinto per me rappresenta il viaggio, la ricerca di me stessa dentro me stessa. A compiere questo viaggio è l’Eroe, colui che cerca la Verità, quella parte di me che esprime l’energia maschile della ricerca, dell’esplorazione, della Volontà di raggiungere il proprio centro, dove risiede il sé autentico.
Per arrivarci sono guidata da Arianna, che rappresenta l’anima, la parte Divina di me stessa, che si manifesta attraverso intuizioni improvvise e luminose, attraverso un sentire leggero, come un fresco alito di brezza che arriva nel cuore.
Il sentiero sembra apparentemente intricato e confuso, attraverso le varie maschere della personalità, che sembrano celare un terribile e mostruoso segreto. A volte la paura di scoprire questo mostruoso segreto mi blocca, mi fa arretrare di qualche passo, oppure mi ritrovo rannicchiata contro i muri del labirinto, desiderando di essere altrove.
Ma non si può tornare indietro. Nel labirinto si può solo avanzare. Fino a raggiungere il centro.
Ed eccolo, il famigerato Minotauro, il mostro tanto odiato, che genera paura e orrore nelle menti di ciascuno di noi. Tutto ciò che non vorremmo mai guardare, tutto ciò che ci guardiamo bene dal mostrare. Cerchiamo di nasconderlo il più a lungo possibile, gli sacrifichiamo parti di noi, piuttosto di affrontarlo.
Eppure eccolo lì. Grazie all’aiuto della Volontà di Teseo e dell’Amore di Arianna lo guardiamo in faccia dritto negli occhi.

A questo punto del mito mi permetto di fare una modifica.
Cosa succede se scelgo di non uccidere il Minotauro, come fece Teseo nella leggenda?
Scelgo di prendere questa orrenda e feroce creatura e la porto fuori con me. Fuori dal labirinto.
Fuori dal labirinto c’è il sole che scalda e illumina, c’è Arianna che mi aspetta.
Forse Il Minotauro, alla luce del sole, non è poi così male. Magari non è così orribile come dicono. Non così feroce.
Magari non aspettava che di essere liberato, di essere guardato e portato alla luce. Magari era solo stanco di stare in un posto freddo e buio.
Allora, andiamo. Lo prendo per mano, lo accarezzo. Gli mostro l’uscita.